Vaccino Covid, virologo Tarro: “Rischio di effetti sconosciuti”

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di Antonio Amorosi – Lei farà il vaccino?”. “Sì, anche perché mi fido molto della comunità scientifica inglese che è quella che nei tantissimi campi attinenti ha meritato più Nobel. E di Margaret Liu che è stata presidente della International Society of Vaccines. Io comunque lo faccio come anziano (82 anni, ndr) ma lo sconsiglio a quelli in età fertile”.

“Lo sconsiglia a chi è in età fertile?”. “Sì. Anche nello stesso bugiardino, ma è indicato anche in altri vaccini, c’è un piccolo codicillo finale che dice… che è importante sapere se fate il vaccino… un concepimento è possibile almeno 2 mesi dopo. E il discorso vale sia per gli uomini che per le donne e i loro 9 mesi di gravidanza”.

“Quindi se si vuole concepire è meglio non farlo?”. “Esatto. Diciamo pure che non ci sono i tempi tecnici. Poi col tempo… ma dobbiamo essere più garantisti rispetto a questi tipi di situazioni”.

“Alcuni ricercatori sostengono che i problemi non sono gli effetti collaterali immediati ma sul lungo periodo, proprio per il meccanismo specifico di costruzione del vaccino. Un vaccino artificiale del tipo che ci viene proposto non ha mai avuto un utilizzo di massa. I ricercatori hanno sollevato una questione relativa al meccanismo artificiale di costruzione del vaccino. La sequenza genetica usata, che è il messaggero molecolare (mRna) per fornire all’organismo le istruzioni per combattere il virus, sollecita nell’organismo un’azione di allerta continua. Con il vaccino iniettato si avrebbe un organismo costantemente in allerta contro il Coronavirus. E questo potrebbe anche scatenare sul lungo periodo, mettiamo 10 anni, delle malattie autoimmuni. C’è il pericolo? È un problema reale secondo lei o no?”. “Il problema è reale perché c’è anche scritto nel bugiardino di uno dei vaccini che ho letto. C’è proprio scritto… malattie autoimmuni. Il vaccino può avere degli effetti che non conosciamo”.

“Degli effetti che non conosciamo…”. “Anche in proiezione, questo vaccino non ha tutti i tempi necessari. Quello della Pfizer ad esempio è stato testato su 40.000 soggetti con ottimi successi. Ma le controindicazioni ci possono essere”.

“Si parla anche di obbligare le persone a fare i vaccini antiCovid. Ma i vaccini per quanto approvati dalle autorità nazionali e internazionali non restano comunque vaccini sperimentali? Visto che non sono stati testati per anni, come invece è stato fatto in tutta la storia dell’uomo per gli altri vaccini!? Per vedere eventuali effetti collaterali che potrebbero insorgere…”. “Le persone non possono essere costrette. Potrebbero anche non farlo perché mi pare che ci sia, dopo Norimberga, quel principio che dice che non possono costringere. Ma potrebbero anche obbligare le persone poi però gli autori finiscono davanti a una Corte internazionale. Io comunque devo dire che non ho neanche mai fatto il vaccino antinfluenzale. Perché sono forte di quanto mi ha insegnato il professor Sabin che negli anni 80 ha combattuto parecchio con le case produttrici. Negli Stati Uniti c’era questa fissazione di fare il vaccino ma c’erano anche molte reazione avverse come quelle di Guillain-Barrè. Ma non solo per quel motivo. Di mio sono abbastanza immune all’influenza, è una questione genetica di famiglia, come una mia nonna. Anche se ho sofferto di altri virus”.

“Vediamo se ho capito. Per quanto le autorità internazionali possano aver approvato i vaccini inevitabilmente non ci sono test per capire i possibili effetti sul lungo periodo, giusto? Prima si testavano almeno 8 anni…”. “L’Fda o le altre autorità che li hanno approvati lo hanno sempre fatto in una condizione di emergenza”.

“Resta quindi una profilassi d’emergenza?”. “Stiamo parlando di un vaccino in una condizione di emergenza”.

“Lei diceva all’inizio ‘mi fido degli inglesi’. Ma di chi è che non bisogna fidarsi?”. “Sono stato spesso a Cambridge, dove ho fatto anche il mio ultimo richiamo per il vaiolo. Bisogna fidarsi, anche per logica, di chi ha esperienza in merito. Come del professor Palù visto che era presidente della società di virologia e che è forse uno dei pochi virologi in Italia che può dirsi tale”.

“Quindi se ci fidiamo di chi ci sta citando di chi non ci fidiamo?”. “Del resto (ride). I giovani scienziati sicuramente l’hanno studiato, soprattutto chi ha esperienza all’estero. Ma pochi di loro, purtroppo, ritornano in Italia visto che non gli diamo le condizioni valide per praticare, soprattutto al Centro-Sud”.

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