Infermiere si presenta con l’avvocato all’hub vaccinale: “Non sono una pecora da marchiare”

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Siamo al centro vaccini di Porto San Giorgio, in provincia di Fermo, dove sono stati costretti ad intervenire i carabinieri. Il tutto per un infermiere che non si è vaccinato perché, fa sapere il suo avvocato, non aveva ricevuto risposte circa cosa gli sarebbe stato inoculato. Il punto è che chi lavora nella sanità ha l’obbligo vaccinale, ma “il consenso deve essere informato – spiega il legale, Annalisa Cutrona -: sono intervenuta e ho fatto presente che, affinché si possa dare un consenso, l’individuo deve essere informato. Alle domande devono seguire risposte. Il suo, sia chiaro, non è stato un rifiuto al vaccino. E’ stata una richiesta di risposte a quesiti di carattere scientifico“, sottolinea l’avvocato.

E l’avvocato Cutrona insiste: “Questa vicenda avrà un seguito importante: provvederemo a programmare tutte le iniziative possibili, nell’ambito della legalità, per una presa di coscienza collettiva. Per senso civico. Non si possono vaccinare le persone come fossero pecore da marchiare, facendogli firmare un foglio di esonero a qualsivoglia responsabilità, è anticostituzionale e disumano. Il mio cliente non è un no-vax, è disponibile a vaccinarsi ma vuole essere consapevole di ciò che gli viene inoculato”, insiste.

Il fatto più clamoroso è che a chiamare i carabinieri è stata proprio l’avvocato dell’infermiere no-vax: “Il mio cliente aveva posto all’Asl domande specifiche ma non è seguita risposta. Quindi ha chiesto al medico vaccinatore e, alla fine, non si è potuto vaccinare perché il personale non ha risposto, rimandava al bugiardino, prendere o lasciare”, ha concluso il legale. Così Libero.

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